CD

Cronache dell’abbandono è il mio primo vero disco.
Avevo sempre suonato con qualcuno, cantato con qualcuno. Avevo sempre scritto canzoni ma non mi ero mai identificato con colui che le esegue, che si assume la responsabilità di renderle vive.
Parallelamente non avevo voglia di diventare il promoter di me stesso, di studiare strategie. Si sente l’urgenza di scrivere canzoni. Nel passato avevo perso parecchio tempo, molto più che quello speso per fare musica, nel tentativo di studiare la tattica perché la musica che avevo scritto potesse posizionarsi nel mondo. Che è un po’ come studiare il metodo per fare cinquina. Non credo che ne esista uno.
Così decisi per una soluzione estrema.
Autoproduzione TOTALE.
Nessun disco regalato alle riviste.
Ma regalato ad alcuni ascoltatori, scrissi ad uno ad uno a ciascuno di loro. Chiesi a loro in cambio una recensione.
Molti me ne restituirono una e mi piacerebbe prima o poi condividerle con tutti, se mi daranno l’assenso.
Tutto questo avveniva a cavallo tra il 2017 e il 2018.
Poi cominciarono ad arrivare richieste di copie.
Tirai del disco una seconda edizione e mi restano ancora dei CD di questa.
L’operazione si ripagò da se stessa e sono molto soddisfatto.
Un disco nasce quando si sente la necessità di dare fiato in maniera estesa a qualcosa che altrimenti ci rimarrebbe in gola. Tre episodi mi spinsero a maturare questa idea.
Il primo.
Beppe Puso, che non conoscevo, un giorno mi chiamò al telefono per propormi di suonare ad un suo ciclo dal nome piuttosto macabro: Morto dal vivo. Il concept prevedeva un ciclo di cinque o sei concerti, di diversi interpreti, che proponevano canzoni rigorosamente di un morto a loro scelta. Credo che fosse Febbraio 2017. Non so bene per quale ragione, forse perché la sua voce mi era simpatica al telefono, decisi di partecipare. Proposi Nick Drake. Mi chiese un morto più famoso. Mi sarebbe piaciuto proporre Paul McCartney per le voci che circolano su di lui. Ma non sarebbe stato corretto e, se fosse morto realmente prima del concerto, mi sarei procurato la fama da menagramo vitanaturaldurante. Così alla fine decisi per George Harrison.
La serata al Circolo Arci Sud di Torino mi vide sul palco da solo, chitarra e soprattutto voce. Pensai fino a cinque minuti prima che il morto ci sarebbe scappato sul serio e sarei stato io. Andò meravigliosamente, oltre ogni mia più rosea aspettativa.
Il secondo.
Mi chiamarono a suonare al Festival Alta Felicità. In maniera del tutto immotivata. Da solo, chitarra e voce. Decisi che avrei provato a fare ascoltare al pubblico alcune canzoni che avevo scritto ma di cui non avevo un’idea precisa di che fine avrebbero fatto. Erano Modello Unico, Il cantico dei divorziati, Chez Voltaire, E noi che pensavamo.
Convinto di finire in mezzo alla disattenzione generale per demeriti sicuramente miei, mi ritrovai invece a finire l’esibizione in coincidenza di un temporale che ci fece riparare tutti sotto un tendone. E fui sommerso dal calore di tutti coloro che avevano apprezzato i brani, mi facevano i complimenti per i testi, ne discutevano, ne discutevamo insieme. Qualcuno mi disse che ero un vero cantautore. Che ancora oggi non so se sia un complimento. Ma dalle sue espressioni sembrava esserlo.
Il terzo.
Lastanzadigreta, un gruppo che adoro, lanciò il Manifesto della Musica Bambina. C’era tempo fino a Maggio 2017 per parteciparvi. L’idea era quella di comporre due brani che potessero piacere ai bambini senza essere stucchevoli, come nella triste tradizione della Musica per Bambini, che non è la Musica Bambina. Era affascinante per me, una sfida come compositore di canzoni. Se penso all’Arca di Noè di Sergio Endrigo, capisco come sia possibile (e difficile) fare musica che piaccia ai bambini ma che non sia per decerebrati.
Così mi misi al lavoro e mi uscirono Canone e Controcorrente. Non avevo pensato che sarei stato selezionato. Così mi ritrovai di nuovo su un palco, a San Mauro Torinese, a suonare canzoni che non conosceva nessuno. Canone piacque così tanto che ancora oggi Lastanzadigreta la suona ai suoi concerti.

Così, alla fine, se ho fatto un disco, ne ho preso il coraggio, devo ringraziare Beppe Puso, il Festival Alta Velocità e Lastanzadigreta. Se non vi piacerà la colpa sarà invece solo mia.

Perché nel disco tutto è fatto da me. Tranne una cosa. La copertina. Che è un meraviglioso acquerello di Silvia Gariglio

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