L’occasione è ghiottissima e difficile al tempo stesso. Carlo Bordone, oggi giornalista musicale de Il Fatto quotidiano, mi chiede di partecipare alla monografia sul disco dei Belle and Sebastian If you’re feeling sinister. Questo significa rifarmi una full immersion nelle canzoni di un gruppo che ho amato.

Il disco che preferisco di più è The boy with the arab strap, ma è solo questione di uno scarto infinitesimale che il disco propostomi da Bordone si classifica secondo. Quindi accetto.

E’ un’occasione meravigliosa per ascoltarlo davvero, tradurre ogni singola linea, suonare pezzo per pezzo e decidere quali pezzi dovrò sacrificare. Ne porterò sette a malincuore ma li ho provati comunque tutti a casa, per la felicità della mia vicina (anche se in gennaio, a porte chiuse non credo di averle arrecato un danno acustico sensibile).

Inoltre esiste un precedente. Avevo steso la versione in italiano di Take away from here I’m dying con i Perturbazione e, anni dopo, inaspettatamente, avevo incassato amore o almeno un “Ti voglio bene” da Stuart Murdoch.

Non si poteva fallire. Ne approfitto per dire che ricambio pienamente.
Stuart, ti voglio bene anche io.
Anche se, nel caso dei Belle and Sebastian, credo che il gruppo si sia espresso al meglio quando meno aveva da perdere, cioè nei primi dischi. Come gli Arcade Fire successivamente, i Metallica prima e gli stessi Perturbazione poi. Ma queste sono altre storie e Stuart non me ne voglia minimamente.

Ci ritroviamo così sul palco, io e Carlo Bordone. E’ la prima volta che condividiamo la scena in questa forma. Per un musicista non è una responsabilità da poco.  Se sbagli qualcosa non fai solo una brutta figura tu ma la fai fare anche a chi si è assunto la responsabilità di convocarti.

Invece la serata è meravigliosa e c’è anche Stefano Milano tra il pubblico. Suonavamo insieme quando avevamo inciso Portami via di qua sto male. Stefano era al basso. Oggi né io e né lui suoniamo nel gruppo con il quale siamo cresciuti e nel quale abbiamo dato pezzi più che importanti delle nostre vite.
Sono contentissimo di vederlo e non mancheranno molte chiacchiere con lui alla fine del concerto raccontato.

L’essere entrato così dentro questo disco mi lascia tantissime riflessioni. Quale urgenza aveva Murdoch attraverso i B&S di comunicare che cosa?
Di cosa parlano veramente i testi del gruppo scozzese?

La potenza di questi brani sta nella loro potenza evocativa. Ma quando li leggi veramente, ti rendi conto di come fossero delle storie piccolissime, raccontate da un personalissimo punto di vista, persino ambiguo talvolta. Eppure sembravano parlare a tutti delle loro debolezze. Le stesse che forse, per piccoli riassestamenti e spostamenti geologici, mi hanno portato questa sera qui, con Carlo.
Per questo, Carlo, per una sera devo dire che ti inserisco nell’album delle benevolenze insieme a Stuart. E grazie a tutti quelli che c’erano. Non ci sono filmati, né registrazioni. Non importa.

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